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Museo del Marmo - Storia
LE CAVE DI MARMO

Chimicamente il marmo è un carbonato di calcio.
Una pietra dura, omogenea e compatta a struttura cristallina. Una delle sue principali proprietà è la duravolezza che ne consente la durata illimitata sotto ogni clima. Il gruppo montuoso delle Alpi Apuane, contenente il marmo bianco è compreso nelle province di Massa-Carrara e di Lucca, ma l'ammasso marmifero principale è quello di Carrara, con un volume di alcuni km. Cubi. Carrara e marmo bianco sono ormai sinonimi, ma non bisogna dimenticare che dalle cave di Carrara si estraggono anche altre varietà di marmo: lo Statuario, universalmente noto ed apprezzato, il Paonazzetto, il Bardiglio, il Venato.
Le cave di marmo sono locate nei quattro bacini del territorio a monte di Carrara, il Bacino di Boccanaglia, il Bacino di Torano, il Bacino di Miseglia ed il Bacino di Colonnata.
Il novanta per cento delle cave dei quattro bacini è a cielo aperto, lungo il versante o sui crinali, mentre per il restante dieci per cento è sotterraneo.
L'escavazione avviene dall'alto verso il basso per abbattimento di gradini successivi.
L'altezza e l'estensione di questi gradini dipendono molto dal tipo di marmo e dalle dimensioni della cava; in genere si lavora solo un gradino alla volta abbattendo successive bancate.
Il taglio di questi gradini avviene utilizzando prevalentemente macchinari a filo diamantato, con i quali e possibile eseguire sia tagli verticali sia orizzontali, ma anche usando tagliatrici a catena, che limitano però la profondità massima del taglio a 3 metri.
Una volta eseguito il taglio della bancata, utilizzando cuscini metallici, si procede al distacco della parte superiore permettendo così l'inserimento di martinetti idraulici per il ribaltamento completo.
Ultimato il ribaltamento, utilizzando le tagliatrici a filo diamantato, si provvede alla riquadratura del blocco per essere in seguito tagliato in lastre con i telai.
I blocchi così lavorati sono pronti per il trasporto a valle.
Un tempo, i blocchi erano fatti scivolare lungo il versante della montagna su travi di legno insaponate sino alla strada e poi caricati su carri trainati da buoi, era la Lizzatura.
Nel secolo scorso si utilizzava la ferrovia, chiamata Marmifera, ed infine ai giorni nostri con automezzi a motore su strade oramai completamente asfaltate.
A valle i blocchi sono inviati alle segherie per il successivo taglio o spediti nel mondo per la lavorazione finale.
Gli scarti di lavorazione sono inseriti in discariche, i ravaneti, sui crinali lungo le strade d'accesso alle cave.
Questi ravaneti, per il sessanta per cento liberi da vincoli, danno un aspetto irreale a chi osservi le montagne dal mare, infatti, sembra che vi sia la neve per tutto l'anno.

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