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| Accademia delle belle arti - Storia |
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Il
Palazzo Rinascimentale del Principe: Nel secolo XVI alla vecchia Rocca fu aggiunto, sul lato
sud, un corpo di fabbrica, per volontà di Alberico Cybo Malaspina, opera portata poi a termine dal
nipote di questi, Carlo I. Tale ampliamento risulta meglio leggibile dal lato della Piazza
dellAccademia da cui si osservano le linee sobrie e monumentali e la notevole estensione che il
Palazzo del Principe doveva avere essendo stato concepito come elemento essenziale di un progetto più
ampio di risistemazione urbanistica.
La Biblioteca o Sala delle Colonne: Dalla Piazza dellAccademia si accedeva anche al Palazzo come
dimostra la sala dattesa o vestibolo, adibita oggi a biblioteca. Qui si conserva un prezioso
patrimonio librario: le due edizione dellEncyclopédie di Diderot e DAlambert, il fondo
antico e lArchivio Zaccagna, la collezione di volumi e miscellanee di interesse locale, gli
statuti albericiani.
Il Cavallino in marmo di Arturo Dazzi è collocato al centro della Sala delle Colonne mentre,
nellatrio antistante la Biblioteca, è posto limponente gesso della Nike o Vittoria di
Samotracia (loriginale è conservato al Louvre) ed è circondato da innumerevoli opere in marmo
degli anni Trenta di Ugo Guidi (Fanciullo), Corrado Vigni (Donna seduta), Renato Lucchetti (Meriggio
estivo), Giorgio Salvi ( Fanciulla con locarina).
La sala dei marmi: Unimponente scalone in marmo conduce alla Sala dei
Marmi in cui, oltre al rarissimo campionario di marmi italiani, sono custoditi il gesso di
Mercurio di Benedetto Cacciatori, le opere in marmo di Francesco Piccini ( La Seminatrice 1939), e di
Rodolfo Castagnino (Risveglio 1931). Sulle scale è poi collocato un grande dipinto di Giulio
Marchetti (Le cave di Carrara al tramonto).
Laula magna: Dallatrio del Palazzo nobile si diparte un corridio che
porta allAula Magna caratterizzata dallenorme vastità dellambiente e dal bel
soffitto. Qui sono inoltre presenti cassettoni dipinti ed un ballatoio assieme a due grandi tele del
secolo XVII raffiguranti paesaggi, di proprietà degli Uffizi. La sala è adornata da gessi di
notevole pregio artistico tra i quali le Parche del Partenone, Ercole farnese, la Venere di Milo e il
Laocoonte.
La Pinacoteca: Nelle stanze che oggi sono sede degli uffici amministrativi
dellAccademia e che anticamente completavano la dimora del Principe, si conservano affreschi
originali e arredi depoca. Sulla destra una prima porta conduce al torrione medievale mediante
una scala elicoidale e, più avanti, alla sala destinata a sede della Direzione allinterno della
quale sono conservati molti dipinti ( paesaggi del Raggi ed un Ritratto di Donna dello Scarsella oltre
a bozzetti di Canova e del Cybei).
Alla sala Presidenziale si accede da un Portale situato a fianco della Direzione sul quale è un
bassorilievo raffigurante il profilo di Elisabetta della Rovere, prima moglie di Alberico I Malaspina.
Allinterno della sala vi sono opere darte interessanti fra le quali emergono anche un
busto in terracotta di Maria Teresa e il ritratto di Maria Beatrice, eseguito nel 1819 dal pittore
Carlo Prayer, una pregevole tavola lignea di scuola senese raffigurante una Madonna con Bambino e due
tavole ottagonali di Lorenzo Lippi.
Il loggiato cinquecentesco: Il corridoio che corrisponde al loggiato dei due cortili
è un luogo molto suggestivo poiché affrescato nella volta a botte con decorazioni grottesche di
chiaro stampo cinquecentesco.
Il successivo tratto del corridoio a destra contiene ora dipinti del Dazzi e del Marchetti.
La Gipsoteca: Una vista privilegiata del Cavedio o cortile con i numerosi
bassorilievi dei concorsi, si ottiene dal Loggiato ed è qui che sono esposti buona parte degli oltre
settanta gessi che compongono la collezione del cosiddetto pensionato.
Il Concorso per il Pensionato di Scultura venne istituito da Elisa Baciocchi del 1807, e prevedeva la
possibilità, per il vincitore, di svolgere un periodo di tirocinio a Roma nell'atelier di grandi
scultori.
Le prove vincitrici, quasi sempre di ispirazione mitologica, venivano poste ad ornamento delle pareti
dellAccademia, a memoria dei meriti degli allievi fra i quali spiccano i nomi di Pietro
Tenerani, Luigi Bienaimé, Carlo Fontana ed Arturo Dazzi.
Il cortile coperto ospita poi alcuni gessi del Canova (I pugilatori Creugante e Damosseno, Maddalena
giacente), del Tenerani (Psiche svenuta, Pellegrino Rossi), di Alessandro Biggi (Tito Manlio), oltre
alle copie del Torso di Belvedere e di Sileno col bambino Dioniso.
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